PANNELLO CERVO

CERVO

CERVO (Cervus elaphus)

Informazioni

Il cervo è un animale sociale; quando la popolazione è vitale la composizione dei branchi cambia più volte lungo le stagioni. In inverno possono ritrovarsi assieme oltre 50 cervi e in quel contesto si realizza una tregua da tutti i recenti scontri autunnali. In primavera le femmine gravide si sganciano a gruppetti di due o tre e si preparano alle nascite, che arrivano puntuali tra metà aprile e gli inizi di giugno, mentre i giovani maschi formano piccoli branchi e quelli più vecchi si isolano. In estate si compie lo svezzamento dei nuovi nati e i maschi più vigorosi mangiano avidamente preparandosi per la stagione degli amori.

L’estro dei maschi sopraggiunge tra la fine di agosto e i primi giorni di settembre e tiene banco per un mese: nel giro di dieci giorni l’odore dei feromoni avvolge tante zone della foresta perché l’attività dei cervi è frenetica, con il palco al massimo sviluppo, con la folta criniera che nel frattempo si è sviluppata sul collo e con il pelo dei fianchi bagnato della propria urina. Iniziano a sentirsi i bramiti: in principio solo nella notte, poi anche subito dopo il tramonto, poi anche di giorno. I maschi si affrontano nelle arene e le femmine mature, che ormai sono radunate in gruppi 8-10 esemplari, aspettano il vincitore. Tra duelli a bramiti e a scornate e poi l’accoppiamento con le femmine, i grandi maschi dominanti trascorrono 4-5 settimane praticamente senza mangiare e senza dormire; spossati, ma con la certezza di aver tramandato il proprio patrimonio genetico alcuni di quei maschi, sorpresi da un inverno troppo precoce e duro periscono nella neve. Le femmine sono spettatrici nella fase di confronto dei maschi, ma già subito dopo l’inverno dovranno trovare da sole il posto giusto per partorire e da sole allevare la prole. I cerbiatti, che in genere sono solo uno, più raramente due, nascono in un luogo appartato, se possibile tra l’erba alta, distanziati uno dall’altro in caso di gemelli. 

Per alcune settimane i cuccioli restano immobili, stesi a terra, con il pelo della schiena maculato, silenziosi e senza odori perché i pochi contatti con la madre, che si limitano all’allattamento, sono seguiti sempre da un’accurata pulizia a robuste leccate con cui mamma cervo toglie a suo figlio l’odore che potrebbe avergli trasmesso. 

Mimetizzati, muti e inodore, i piccoli sono molto più protetti che affianco alla madre che deve pensare a muoversi con scaltrezza, evitare pericoli e mangiare tanto. Mamma cervo e la sua prole vivranno in simbiosi almeno fino a dopo l’inverno, poi le giovani femmine rimarranno nei paraggi, i giovani maschi inizieranno ad allontanarsi cercando nuovi territori.

Curiosità

Il cervo (Cervus elaphus) capeggia la famiglia dei cervidi, ricompresa nell’ordine degli artiodattili. 

Il corpo misura in lunghezza fino a 210 cm nei maschi e 180 cm nelle femmine. L’altezza al garrese può raggiungere i 125 cm nei maschi e i 110 cm nelle femmine. La forbice tra i due sessi si allarga nei dati del peso: fino a 200 kg per i maschi, 130 per le femmine. Il mantello subisce una modifica cromatica piuttosto evidente tra inverno e estate: per la stagione fredda si presenta bruno-rossiccio mentre quando le ore di luce aumentano tende a diventare più chiaro. Lo specchio anale è giallastro, tendente al rossiccio in inverno. Il dimorfismo sessuale nei cervi è dei più appariscenti tra i mammiferi italiani: questa specie è infatti spiccatamente poligama e l’obiettivo dei maschi adulti è quello di crearsi un harem con numerose femmine. 

Così, a parte che per l’altezza e il peso, i maschi sviluppano già dal secondo anno di vita un palco che negli anni si ingrandisce e si ramifica sempre più, fino all’età di 8-9 anni quando l’animale raggiunge il massimo vigore. Il palco ogni anno, nell’ultima parte dell’inverno, cade a terra affinchè quello nuovo inizi a ricrescere. Superata la fase di massimo sviluppo ponderale i grossi maschi subiscono una fase regressiva dei parametri biometrici per cui gradualmente negli ultimi anni di vita perdono peso e si riducono le dimensioni dei palchi. 

Del resto i palchi sono notoriamente lo specchio delle condizioni di salute: più solidi, più grandi e più simmetrici significa maschio in piena salute, con un patrimonio genetico che le femmine non vogliono farsi scappare. 

Di fatto questa vistosa e ingombrante appendice al corpo dell’animale altro non è che un ornamento per apparire più bello e più maestoso, con il bramito e la criniera del collo a completare la presentazione del re della foresta, così impressionante da condizionare la scelta delle femmine e da portare a più miti consigli altri maschi pretendenti. 

Solo quando il confronto visivo e quello vocale non basta si può giungere allo scontro fisico: ecco che in quel caso i palchi svolgono la seconda loro funzione, una serie di rumorose scornate che quasi mai arriva all’estrema conseguenza del ferimento di uno dei duellanti.

Dotarsi di uno strumento del genere non è cosa da poco, anche perché un singolo palco può arrivare a pesare oltre 6 kg: a giudicare dal nervosismo dell’animale la crescita di queste ramificazioni cheratinose provoca un certo fastidio.

 In quei 2-3 mesi i palchi progrediscono giorno per giorno, a vista d’occhio, ricoperti dal cosiddetto velluto, una membrana pelosa densamente vascolarizzata che a cose fatte il cervo si toglie di dosso strofinandosi su cortecce e cespugli.

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